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LA COLTIVAZIONE

La Geografia olivicola
Botanica
Le pratiche colturali


La Geografia olivicola
Le esigenze biologiche di sopravvivenza dell'olivo pongono ben precisi limiti geografici alla sua diffusione: verso il nord esso è presente sino ai 46° (gradi) di latitudine (si spinge sin sulle rive del lago di Como); verso l'Equatore scende ai 24° (gradi) di latitudine, nell'oasi di Cufra (ai margini del deserto libico, in Africa settentrionale): in sostanza, l'olivo occupa una fascia larga mediamente 10 gradi di latitudine e lunga dall'Altopiano Iranico (Turchia) alle Isole Canarie (Spagna) per una striscia di circa 50° (gradi) di longitudine.
Ma al di là degli aspetti climatici, altimetrici e della natura dei terreni (l'albero rifugge le terre umide e acquitrinose), il principale fattore di modifica dell'area di diffusione dell'olivo resta l'uomo, il quale ne ha esteso o contratto la coltivazione nei diversi momenti storici, in connessione con le condizioni economico-sociali e del mercato.
Alcuni reperti archeologici attesterebbero la presenza dell'olivo in Italia forse da un milione di anni.
Nei pressi di Bologna sono state rinvenute foglie fossili di olivo; noccioli del frutto sono stati scoperti nelle rocce del Paleolitico e del Neolitico.
A questa ultima epoca vengono attribuiti i rinvenimenti di Torre Canne e di Fasano nella grande e mitica Puglia; essi testimoniano che le prime popolazioni ivi insediate si nutrivano di olive già 8-10 mila anni fa.
Precoce la diffusione dell'olivicoltura anche in Provenza, dove i suoi resti archeologici risalirebbero al 600 a.C..
Nella regione, inoltre, sono stati recentemente rinvenuti i ruderi di sette fattorie romane, con presse olearie, recipienti di separazione del mosto oleoso ed altri tipi di contenitori.
Avvicinandoci ai nostri giorni, l'ultima grande espansione della pianta d'olivo ebbe luogo nel XVII secolo, quando essa si diffuse su larga scala fin negli angoli più remoti del bacino del Mediterraneo, confermando, così, il suo ruolo di pianta simbolo del 'Mare Nostrum', più e meglio delle altre due specie vegetali 'autoctone' ricordate dal grande storico Fernand Braudel e cioè il grano e la vite, che infatti attecchiscono altrettanto bene anche in contesti ambientali distanti e diversi (come il Centro Europa per la vite, l'Ucrania o il Canada per il grano).
Anche il fico e il mandorlo, altre specie da frutto tipiche dell'area, non sembrano avere la stessa importanza economica e simbolica dell'olivo, pur dovendo essere annoverate di diritto fra le piante che maggiormente contribuiscono a delineare l'immagine del Mediterraneo che è a noi più vicina e familiare.


Botanica
L'olivo (olea europea) è una pianta con longevità ultrasecolare, presenta foglie persistenti e poco espanse, comincia a fruttificare dopo un lungo periodo giovanile (in genere dopo 4-5 anni) ma conserva a lungo la sua produttività.
L'apparato radicale è di tipo avventizio con radici che crescono lateralmente e superficialmente alla pianta; al colletto si formano tipici ingrossamenti, denominati ovuli, dai quali si possono originare sia nuove radici che nuovi polloni.
All'altezza del tronco, si formano dei rilievi costoluti chiamati corde.
Le gemme possono essere a legno, a fiori e miste.
I rami di un anno, non troppo vigorosi portano quasi esclusivamente gemme a frutto mentre i fiori sono riuniti in piccoli grappoli detti mignole.
La fioritura non avviene contemporaneamente su tutta la pianta, ma si protrae per alcune settimane; il periodo della fioritura è compreso tra aprile e maggio, varia da zona in zona e a seconda delle varietà coltivate.
Molte varietà di olivo coltivate sono autoincompatibili, in quanto il polline non riesce a penetrare all'interno del pistillo e quindi l'ovulo non viene fecondato, pertanto abbisognano di varietà impollinatrici.
E' da citare l'uso frequente e combinato, in Campania, di due varietà come l'Itrana, autoincompatibile e la Sessana con funzione impollinatrice.
Il frutto (drupa) oscilla tra 1.5 e 5 grammi di peso, tuttavia esso varia a seconda della varietà coltivata e della forma di allevamento, presenta un 60% di acqua, mentre il restante 40% è costituito da olio (15/25%) e residuo solido.
L'oliva è formata da:

  • epicarpo o buccia: è la membrana esterna contenente una sostanza cerosa protettiva, che avvolge e protegge il frutto; tale buccia all'inizio presenta una colorazione verde, ma a maturazione avvenuta diventa violacea, per l'aumento degli antociani;
  • mesocarpo o polpa: è la parte che contiene la maggior quantità di olio ed acqua; da qui si estraggono, durante la lavorazione, i grassi vegetali rappresentati dai trigliceridi.
  • endocarpo o nocciolo: è rappresentato da un guscio legnoso che avvolge e racchiude il seme o mandorla: quest'ultimo contiene una piccola quantità di olio difficilmente estraibile. La formazione dell'olio, detta inolizione, di solito inizia nel mese di agosto e si protae anche verso la fine di novembre, quando la costituzione del frutto presenta mediamente un 80% di polpa, almeno un 15% di nocciolo, un 2% di buccia e un 3% di seme o mandorlo;


Le pratiche colturali
LA CONCIMAZIONE: La pianta dell'olivo ha bisogno di azoto, fosforo, potassio, calcio e di piccole quantità di zolfo, magnesio e boro che sono ugualmente indispensabili per l'accrescimento e la produzione.
L'azoto fa allungare i germogli, fa crescere le infiorescenze e il legno; gli eccessi di azoto, peraltro, rendono le piante più suscettibili ai danni da freddo e agli attacchi parassitari in genere.
Il fosforo favorisce la fioritura, la formazione dei frutti e accelera la loro maturazione.
Il potassio serve all'indurimento del legno, ha un effetto importante nella resistenza alla siccità e alle malattie fungine in genere e influisce sulla formazione dell'olio sia come quantità che come qualità.
La moderna olivicoltura si avvale oltre che della tradizionale concimazione al terreno, anche della sempre più diffusa concimazione fogliare ovvero della distribuzione del concime alle foglie.
Essa, di complemento a quella invernale, risulta essere molto efficace in quanto gli elementi nutritivi sono assimilati in poche ore dalle foglie con effetti visibili dopo qualche giorno.
Il tipo di concime fogliare da distribuire e la quantità da sciogliere in acqua è in funzione dell'epoca di impiego (risveglio vegetativo, formazione del frutticino, ingrossamento dell'oliva, etc.).
I concimi fogliari sono normalmente miscelabili con i fitofarmaci usati per la lotta alla Tignola, alla Mosca, etc.; questa caratteristica consente di concimare e difendere la pianta in un solo intervento con risparmio di costi.

LA POTATURA: Per la varietà e la diversità delle zone in cui viene coltivato l'olivo è impossibile proporre sistemi di potatura validi per tutte le situazioni.
In ogni caso la potatura deve avere cadenza annuale, da effettuarsi da metà gennaio ad aprile, massimo maggio, con lo scopo preciso di riequilibrare la vegetazione sulla pianta al fine di favorirne la produzione, evitando grossi tagli.
La potatura dei rami di grosso diametro deve essere realizzata solo in casi eccezionali, per esempio dopo gelate, incendi, etc.; è prudente evitarle poiché nella formazione dei rami le piante hanno comunque sottratto sostanze nutritive al terreno, a discapito della produzione.
Le potature periodiche, ad intervalli di 3-4 anni, pur apparendo economiche, influenzano negativamente la qualità dell'olio ed il suo sapore.
Si consiglia di effettuare una potatura di sfoltimento tutti gli anni per favorire l'arieggiamento della chioma, l'ingresso di luce nell'albero ai fini della fotosintesi e per determinare una migliore condizione fitosanitaria.
Il materiale di potatura, se sano, può essere tranciato e interrato, arricchendo così il terreno di sostanza organica; in presenza di rami attaccati da insetti (fleotribo, rodilegno giallo, etc.) il materiale va invece allontanato dall'oliveto o bruciato.
Per quanto attiene le tecniche di potatura, che a livello locale (Terra di Bari) raggiungono livelli eccellenti, è indispensabile una capillare azione di formazione dei giovani agricoltori per tramandare in modo organico una conoscenza che si è perfezionata nel tempo.

L'IRRIGAZIONE: Nelle annate con piovosità estiva le produzioni appaiono più soddisfacenti per quantità e resa in olio; ciò dimostra che l'olivo si avvantaggia della disponibilità idrica del terreno, con produzioni più equilibrate nel tempo che riducono la tendenza naturale dell'olivo all'alternanza di produzione.
In merito all'epoca dell'irrigazione è stato osservato che a fine fioritura favorisce l'allegagione; distribuita all'indurimento del nocciolo (fine giugno) l'acqua fa aumentare il volume delle olive e la resa in olio; le successive irrigazioni (di luglio ed agosto) determinano l'accrescimento e l'ingrossamento della drupa ed evitano la cascola estiva.
Per i volumi di acqua le ricerche indicano tra i 1.000 e i 1.400 mc/ha per tener conto di tutte le condizioni del terreno, del numero delle piante e dell'andamento climatico estivo.
Va ricordato che l'irrigazione per l'oliveto non è una pratica di soccorso se si vuole ottenere una produzione e una resa costante.
Si consiglia di effettuare irrigazioni con tecniche a basso consumo (a goccia, a zampillo) che consentono di abbinare la distribuzione di fertilizzanti.

IL CONTROLLO DELLE ERBE INFESTANTI: Normalmente negli oliveti pugliesi il controllo delle erbe infestanti è affidato alle lavorazioni meccaniche del terreno eseguite in numero variabile a seconda dell'annata.
Questo tipo di controllo è consigliabile negli oliveti non irrigui per consentire con le arature, da eseguirsi a non più di 15 cm di profondità, di accumulare nel terreno l'acqua piovana e di limitare in estate la perdita di acqua per evaporazione.
Negli oliveti irrigui ed in quelli con terreni profondi, si può invece essere più 'tolleranti' nei riguardi delle erbe infestanti specialmente tra novembre e febbraio in quanto in questi mesi la vegetazione spontanea non è in competizione con l'olivo.
Per contenere i costi di produzione, molte aziende attuano la tecnica della trinciatura che consiste nel trinciare le erbe infestanti insieme ai residui della potatura quando i rami non presentano attacchi da parte di insetti.
Con questa tecnica si arricchisce il terreno di concime organico, riducendo i costi relativi all'acquisto dei concimi; si effettua una pacciamatura del terreno che consente di ridurre la perdita di acqua dal terreno per evaporazione durante i mesi estivi; si risparmia la spesa per la raccolta dei residui della potatura.
Un'altra tecnica proponibile per il controllo delle erbe infestanti consiste nella non lavorazione e adozione di diserbanti che agiscono per contatto o per via sistemica (erbicidi che trasferendo nell'intera pianta il principio attivo ne determina la morte o un leggero ricaccio, a seconda della dose impiegata).
Le dosi di impiego degli erbicidi ad azione sistemica possono essere quasi dimezzate se nella soluzione di preparazione si aggiunge del solfato ammonico (8/10 Kg/Ha).
E' buona regola usare attrezzature in grado di operare a bassa pressione di esercizio (1.5/3 atm) e a basso volume (200/400 litri/Ha), dotate di ugelli a ventaglio.
E' da ricordare che il prodotto va somministrato sull'erba infestante quando è asciutta.

LA DIFESA FITOSANITARIA: La difesa fitosanitaria dell'oliveto, ha finalmente abbandonato la tradizionale lotta a calendario e si basa oggi sulle più moderne tecniche di lotta guidata ed integrata che hanno come obiettivi la difesa del prodotto, il miglioramento della qualità del prodotto stesso, la riduzione del costo delle irrorazioni, la protezione della salute dell'operatore durante il trattamento e dei consumatori ed infine la tutela dell'ambiente.
La lotta guidata è basata sui rilievi periodici del grado di infestazione (campionamenti delle olive e delle foglie); sulla conoscenza del ciclo di sviluppo del parassita (catture delle femmine con trappole a feromoni); sulla conoscenza del meccanismo d'azione dei fitofarmaci (efficacia sulle uova, sulle forme giovanili o sugli adulti); sul rilevamento ed elaborazione dei parametri climatici (temperatura, umidità, etc.) favorevoli o meno allo sviluppo dell'insetto dannoso.
Questo tipo di lotta, prevede l'intervento chimico solo quando il grado di infezione supera una certa percentuale (superamento della soglia di convenienza economica) ovvero quando i costi delle irrorazioni sono inferiori al valore della produzione che altrimenti verrebbe perduta.
La lotta integrata, è basata sugli stessi elementi della lotta guidata ed è integrata da interventi che ostacolano lo sviluppo dell'insetto (scelta di varietà resistenti per i nuovi impianti, arieggiamento della chioma, eliminazione delle parti infette, favorire la presenza di insetti antagonisti naturali, etc.).
Per approntare metodi di lotta integrata è opportuno ricorrere all'ausilio del tecnico specializzato, il quale possa rendersi conto della specie del parassita presente sull'olivo, in quale stadio biologico questo si trova, quale danno può produrre.
Ciò per determinare la giusta epoca del trattamento antiparassitario e il prodotto più idoneo da usare, così da colpire eventualmente più parassiti con la stessa irrorazione.

I PARASSITI DELL'OLIVO

Parassiti Principali:

  • Mosca dell'olivo (Dacus Olea)
  • Tignola dell'olivo (Prais Olea)
  • Cocciniglia mezzo grano di pepe (Saissetia Olea)
  • Rodilegno giallo (Zeuzera Pyrina)
  • Cicloconio (Spilocaea Oleagina)

Parassiti Secondari:

  • Oziorrinco (Otiorrhyncus Cribricollis)
  • Fleotribo (Phleotribus Scarabeoides)
  • Fumaggine
  • Margaronia (Palpita Unionalis)
  • Rogna (Pseudomonas Savastonoi)
  • Cotonello (Euphyllyra Olivina)
  • Carie (Phellinus, Fomes, Stereum, Coriolus, etc.)


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