|
Conseil Européen des Jeunes Agriculteurs
Rue de la Science 23-25 b.p. 11 B-1040 Bruxelles tél: (+ 32 2) 230 42 10 fax: (+ 32 2) 280 18 05
Bruxelles, 27 gennaio 1999
RIUTILIZZAZIONE
Documento di lavoro per il Seminario CEJA a Madeira Portogallo 25-28 febbraio 1999
Preparazione dei giovani agricoltori alla prossima conferenza (round) dell'Organizzazione Mondiale del Commercio
Ad Atene abbiamo discusso l'Agenda 2000 e le sue conseguenze per i giovani agricoltori. Adesso, per capire meglio uno degli elementi motori della riforma della PAC dedicheremo questo seminario all'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), per dare ai giovani agricoltori un'idea di che cosa aspettarsi per il futuro.
1.0 L'obiettivo del GATT
La sigla GATT sta per "General Agreement on Tariffs and Trade" (Accordo generale sulle tariffe e il commercio). Un trattato composto di 38 articoli, firmato da 23 Paesi nel 1947 e in vigore dal 1948. Il numero di Paesi firmatari è aumentato continuamente fino ad arrivare a 132 nel 1998.
Il principale obiettivo del GATT era quello di liberalizzare il commercio internazionale e consolidare le sue basi in modo da contribuire alla crescita economica, allo sviluppo e al benessere dei cittadini. Nel 1994 si decise di sostituire il GATT con la WTO, rafforzando quindi la base istituzionale che regola i rapporti economici mondiali.
1.1 I principi del GATT
Il GATT lavora in base ai seguenti principi per raggiungere l'obiettivo di aumentare la liberalizzazione del commercio mondiale, in particolare riducendo le tariffe doganali e altre barriere al commercio:
- Clausola della nazione più favorita: Una concessione fatta da una parte contraente ad un'altra parte contraente deve essere estesa a tutte le altre. Nessun Paese, pertanto, può concedere un vantaggio o fare delle discriminazioni nei confronti di un altro Paese. Tutti i firmatari godono dei vantaggi derivanti dalla riduzione di qualsiasi barriera al commercio.
- Principio del trattamento nazionale: I prodotti importati in un determinato mercato non possono essere trattati in modo meno favorevole rispetto ai prodotti nazionali simili. Tariffe: Tutte le misure di salvaguardia dei confini devono essere trasformate in dazi doganali (tariffe).
- Il vincolo delle tariffe : Il 'vincolo' (determinazione) dei livelli delle tariffe, negoziato fra le parti contraenti, costituisce una base stabile per il commercio e, di conseguenza, per la sua prevedibilità.
- Proibizione di restrizioni quantitative (quote): Le quote di importazione sono una delle principali barriere al commercio internazionale. Sebbene siano molto meno diffuse oggi che in passato, queste pratiche continuano a ostacolare il commercio di diversi tipi di merci, specialmente dei prodotti agricoli.
- Codice anti dumping : Questo codice stabilisce diverse regole per combattere le pratiche commerciali sleali, come per esempio il dumping e i sussidi all'esportazione (Il 'dumping' si verifica quando un prodotto viene venduto sul mercato di un Paese importatore al di sotto del prezzo al quale viene venduto sul mercato nazionale del produttore)
- Clausola di salvaguardia : Questa clausola autorizza i Paesi firmatari, qualora la loro situazione economica o commerciale lo giustifichi, ad applicare restrizioni alle importazioni o a sospendere le concessioni tariffarie nel caso di prodotti importati in quantità e in condizioni tali da determinare o minacciare di determinare gravi pregiudizi ai produttori nazionali.
1.3 Il risultato dell'Uruguay Round
Durante la preparazione dell'8ª conferenza, chiamata Uruguay Round, gli Stati Uniti chiesero dei negoziati sull'agricoltura.
La posizione di partenza degli Stati Uniti era di abolire tutte le misure di politica agricola entro il 2000. La posizione della "opzione zero", come fu chiamata, è stato il primo argomento discusso a luglio del 1987, ma è stato modificato due volte e nel 1990 comprendeva tre elementi principali:
- una riduzione del 75 % delle sovvenzioni nazionali entro 10 anni;
- una riduzione del 90 % delle sovvenzioni alle esportazioni entro 5 anni; e
- l'abolizione totale di tutte le misure protezionistiche di confine entro 10 anni..
Questa posizione fu appoggiata dai Paesi del Gruppo di Cairns, ma fu immediatamente respinta dalla Comunità Europea, seguita dal Giappone e dai Paesi scandinavi. Il alternativa alla proposta sopra menzionata, la Comunità fece una proposta che si può riassumere nei seguenti tre punti:
- prendere in considerazione una misura aggregata di sostegno (AMS)) piuttosto che politiche specifiche;
- riduzione del 30% dell'AMS in 10 anni, a partire dal 1986, per una serie di prodotti principali, e
- riequilibrio della protezione esterna per mezzo dell'applicazione di 'tariffe' (l'istituzione di dazi doganali sulle importazioni di semi oleiferi e di sostituti dei cereali, che erano prodotti non protetti, mentre i settori soggetti a dazi variabili e a cambiamenti erano ben protetti).
Dopo diversi tentativi falliti di raggiungere un accordo, il 20 novembre 1992 la Comunità Europea e gli Stati Uniti hanno infine stipulato a Washington il cosiddetto Accordo Blair House.
Il contenuto di questo accordo, che contemplava precisi impegni in un arco di tempo di sei anni a partire dal 1995, si può riassumere come segue:
- Sussidi nazionali
È stato stabilito di ridurre del 20% nell'arco di sei anni l'importo globale dei sussidi al commercio (determinati nell'AMS) versati agli agricoltori. I membri della WTO hanno anche deciso di importare una percentuale minima del loro consumo domestico.
- Compensazione delle esportazioni
È stato stabilito di fissare un tetto sia per le somme di denaro che si possono dedicare ai sussidi alle esportazioni, sia sulle quantità che si possono esportare con il vantaggio di un sussidio.
- Accesso al mercato (distribuzione più equa delle quote di mercato)
È stato stabilito di trasformare e unificare le imposte variabili dell'UE sulle importazioni in dazi doganali, con l'obbligo di ridurle in media del 36% nell'arco di 6 anni.
Inoltre, è stata introdotta la cosiddetta 'clausola della pace', in base alla quale gli strumenti di politica agricola applicati dai diversi Paesi non devono essere contestati a causa degli articoli del GATT relativi alla protezione di concessioni e vantaggi, nella misura in cui si mantiene il pieno rispetto delle norme derivanti dall'Uruguay Round nei tre settori negoziati.
L'Uruguay Round si è concluso a Ginevra il 15 dicembre 1993 e l'accordo, chiamato 'Atto finale comprensivo dei risultati dei negoziati multilaterali sul commercio dell'Uruguay Round', è stato sottoscritto ufficialmente il 15 aprile 1994 alla conferenza ministeriale di Marrakech.
1.4 Le conseguenze dell'Uruguay Round sulla Politica Agricola Comune
Il risultato del negoziato implicava per la Politica Agricola Europea l'adozione dei seguenti provvedimenti:
- Sovvenzioni nazionali
L'accordo suddivide i sussidi sulla base del loro effetto sul commercio in tre categorie comunemente chiamate la "scatola ambra", la "scatola blu" e la "scatola verde".
La scatola ambra contiene la categoria di sussidi che distorce maggiormente i pressi, e in particolare quelli che sostengono e incoraggiano gli agricoltori a produrre di più perché sono "legati" alla produzione. Questo tipo di sussidi deve essere ridotto del 20%.
I sussidi della scatola verde sono considerati slegati dalla produzione e quindi esenti da qualsiasi riduzione (schemi agro-ambientali, sussidi di prepensionamento, ecc.)
I sussidi della scatola blu sono sussidi concessi in base a quelli che vengono chiamati "programmi di limitazione della produzione" e/o soddisfano certe altre condizioni (pagamenti compensativi), e sono ammessi in via eccezionale esclusivamente nell'ambito degli accordi del GATT, come conseguenza della clausola della pace.
- Compensazione delle esportazioni
Entro il 2001 l'UE ha deve ridurre del 36% l'aliquota dei rimborsi all'esportazione per ogni prodotto, e deve ridurre del 21% il volume delle esportazioni sovvenzionate.
- Accesso al mercato (distribuzione più equa delle quote di mercato)
Per l'UE ciò significa che è indispensabile avviare il processo di consultazione se le importazioni di cereali aumentano a tal punto da mettere a rischio il mercato dei cereali.
|