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Roma,
25 Gennaio 2003 All’incontro preparatorio alla Conferenza Europea sul futuro dei giovani
agricoltori, tenutasi a Roma il 24-25 Gennaio 2003
hanno partecipato giovani agricoltori provenienti da tutta
Europa (CEJA), docenti universitari e istituzioni Europee. I
partecipanti hanno approvato la seguente dichiarazione sul
futuro dei giovani agricoltori : Dichiarazione di Roma – Il
futuro dei giovani agricoltori L’attuale società riconosce
all’agricoltura un vasto numero di funzioni tra le quali
fornire cibo sano e di eccellente qualità, oltre che
garantire la protezione ambientale e animale, la tutela del
paesaggio, la salvaguardia del patrimonio naturale e della
biodiversità, delle usanze e della cultura rurale. Le
relazioni di mercato, i rapporti tra gli agenti
istituzionali che a vario titolo si occupano del settore
primario, i processi di integrazione economica e politica
tra Paesi, l’ampliamento ad est dell’Unione stanno
determinando profondi mutamenti nei sistemi agricoli europei
e forti esigenze di ristrutturazione. L’orientamento
dell’Unione Europea deve essere volto a sostenere e
rafforzare il modello agricolo europeo basato sulla
multifunzionalità, la compatibilità ambientale, la
sostenibilità economica e la sicurezza alimentare, un
modello culturale prima che tecnico, economico e sociale. In tal senso gli agricoltori ricoprono un ruolo fondamentale nel mantenere i
valori rurali che rischiano di andare perduti.
L’agricoltura necessita a tal fine di un rilancio della
funzione dell’impresa e dell’imprenditore per svolgere
il ruolo multifunzionale che ad essa è chiesto dai
cittadini e dai consumatori. A questo fine è necessaria
l’entrata in campo di una nuova generazione di
imprenditori. Se la nuova politica agricola e di sviluppo
rurale non si concentra sull’obiettivo prioritario
dell’insediamento delle nuove generazioni e del
consolidamento di una nuova leva di imprenditori,
sono a rischio le economie rurali e i paesaggi, la cultura,
la tradizione e la vita sociale nelle aree rurali che tanta
parte rappresentano del territorio e della società
dell’Europa. Se
l’età media degli agricoltori resterà elevata, sarà impossibile in Europa il rilancio della professione agricola.
E’
ormai noto che mentre il numero degli agricoltori continua a
diminuire, l’età media è invece in continuo aumento. Il
settore agricolo è in Europa quello che più di ogni altro
soffre di invecchiamento : nel 1997 il 55%, degli
proprietari agricoli europei aveva più di 55 anni, il 33%
superava i 65 mentre solo il 7,8% si trovava al di sotto dei
35 anni di età. Ogni 20 anni il numero di agricoltori
diminuisce di un 50% il che significa che malgrado la
percentuale di giovani agricoltori non sia cambiata negli
ultimi 20 anni il numero totale di giovani che scelgono un
futuro nell’agricoltura è passato da 1.3 milioni nel 1979
(EU 9) a 0,7 milioni nel 1997 (EU 9) per la stessa
superficie coltivata. La
continua diminuzione del numero di giovani agricoltori
determina un indebolimento dell’imprenditorialità in
agricoltura intesa come capacità di fronteggiare le
opportunità di mercato e di adeguare le funzioni
dell’agricoltura alle necessità espresse dai consumatori
e cittadini Sviluppo sostenibile vuol dire che ogni generazione può far fronte alle
proprie necessità senza
privare le generazioni future dei mezzi per far
fronte alle proprie. La sfida dello sviluppo sostenibile è
di promuovere i risultati economici e l’equilibrio
sociale, ma allo stesso tempo di tutelare e migliorare la
qualità della natura e l’ambiente del nostro patrimonio
culturale. Di conseguenza se l’Europa vuole mantenere un
settore agricolo sostenibile nel futuro, il ringiovanimento
del settore agricolo deve essere posto tra le priorità
all’ordine del giorno. Punto
1 – creazione di prospettive future nel settore Dal 1992 e nel quadro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio del 1994,
i prezzi dell’agricoltura in Europa hanno subito un calo,
molto spesso anche al di sotto dei costi di produzione
rendendo il reddito agricolo sempre più dipendente dagli
equilibri di mercato e dall’aiuto pubblico .Negli ultimi
anni le finalità e gli strumenti dell’intervento pubblico
hanno spesso contribuito ad aumentare l’incertezza
riguardo alle prospettive future del settore. Nel corso degli anni ‘80 la Comunità Europea ha introdotto il sistema
delle quote nel settore del latte in modo da mantenere
prezzi redditizi. Dagli anni ‘90 la Politica Agricola
Comune (PAC) si è allontanata dal sostegno dei prezzi e si
è orientata verso delle agevolazioni in gran parte legate
alla superficie di terra posseduta. Questi meccanismi
aiutano gli agricoltori a sopravivere ma hanno determinato costi di accesso alla terra, all'impresa, al diritto a
produrre, maggiorati e influenzano negativamente le giovani
generazioni che si trovano a dover comperare i contributi
pubblici (siano essi accoppiati o disaccoppiati) e tutti i
vantaggi (quote, esenzioni fiscali, agevolazioni) di cui i
titolari di oggi sono beneficiari per ottenere gli stessi
diritti). Sarebbe importante se la spesa e le agevolazioni
in agricoltura fossero legate al comportamento
dell’agricoltore ed alla capacità dell’azienda di
rispondere positivamente alle aspettative dei consumatori e
della società, e non al fatto di possedere la terra. Questo
potrebbe essere ottenuto sviluppando un fondo Europeo dove
questi diritti potrebbero essere trasferiti, al fine di
costituire una riserva di quote e altri diritti di
produzione a favore dei giovani che si insediano per la
prima volta. Per
creare prospettive future nel settore è necessario
sviluppare una Politica Agricola Comune chiara e trasparente
di facile comprensione e attuazione sia per gli agricoltori
che per i consumatori, e che sia in grado di coprire i costi
dei prodotti e servizi di pubblico interesse offerti
dall’agricoltura che non vengono solitamente coperti dal
mercato. Questa Politica Agricola Comune dovrebbe basarsi su
prezzi redditizi e su di un quadro legislativo stabile con
una visione a lungo termine e una politica agricola di lunga
durata. Punto
2 – Soluzioni comuni a problemi comuni Nel 1997 durante il
summit svoltosi in Lussemburgo, i leaders europei hanno
dichiarato: “L’agricoltura europea, come settore
economico, dev’essere versatile, sostenibile, competitiva
e deve potersi
sviluppare su tutto il territorio europeo, comprese quelle
regioni che presentano problematiche particolari”. Questa
richiesta è stata ribadita nell’ottobre 2002 dal
Consiglio Europeo di Bruxelles dove i quindici Primi
Ministri dell’Unione Europea hanno dichiarato:
“un’agricoltura multifunzionale sarà mantenuta su tutto
il territorio europeo in accordo con le conclusioni del
Consiglio Europeo di Lussemburgo del 1997 e del Consiglio
Europeo di Berlino del 1999”. Fino ad
oggi è mancato un approccio coordinato e coerente al
problema dei giovani. Nonostante alcuni strumenti di
politica a livello comunitario prevedano un esplicito
sostegno ai giovani, la mancanza di una politica organica,
attuata attraverso interventi mirati e coordinati, ha reso
di fatto debole l’intervento comunitario. Infatti nei
Paesi membri il livello di attivazione degli interventi
specifici a favore dei giovani è risultato assai difforme
e, in generale, scarso. L’insieme di misure attuate non si
è mostrato sufficiente a contrastare e tanto meno a
invertire il declino della componente giovanile in
agricoltura. Mettendo
a punto un’azione comune sarà possibile combattere la
tendenza che fa sì che l’attività agricola e, di
conseguenza, l’insediamento dei giovani agricoltori, sia
concentrata in certe aree e in certi settori. L’agenda
2000 non obbliga gli stati membri a sostenere i giovani
agricoltori nella fase di avviamento. Di conseguenza mentre
alcuni Stati Membri hanno deciso di offrire tutta una serie
di opportunità ai giovani agricoltori altri non hanno fatto
assolutamente nulla. Un elemento di maggiore importanza
nell’ assicurare che l’obiettivo di mantenere
un’agricoltura presente su tutto il territorio europeo
possa essere rispettato, consiste nel garantire che
l’accordo finale di riforma della PAC sia orientata
esplicitamente verso i giovani agricoltori. I
potenziali fondi modulati dal primo al secondo pilastro e i
fondi ricavati da una eventuale introduzione di un tetto
massimo sugli aiuti diretti dovrebbero essere usati per
creare una serie di misure obbligatorie a favore dei giovani
agricoltori che obbligherebbero i Paesi Candidati, gli Stati
Membri e le Regioni ad incoraggiare l’insediamento dei
giovani agricoltori offrendo sostegno finanziario e consigli
per orientarsi nel primo anno dopo l’inizio dell’attività.
Un’attenzione speciale deve essere rivolta ai giovani
agricoltori dei Paesi Candidati per aiutarli a superare i
problemi legati all’adesione. Il
problema dei costi di avviamento risente poi di barriere
fiscali e legali, degli alti costi dei macchinari e delle
attrezzature e difficilmente il premio al primo insediamento
riesce a coprire tutte le spese conseguenti all’avvio
dell’attività. A ciò si aggiungano le difficoltà di
accesso al credito e gli elevati tassi di interesse che in
molti casi sono costretti a pagare i nuovi imprenditori. Punto 3 - Da
agricoltore a imprenditore
L’aumento della superficie media delle aziende, a partire dagli anni '80,
è stato causa di difficoltà finanziarie crescenti per i
giovani intenzionati ad
assumere la direzione di un'azienda agricola. I giovani
spesso si trovano a dover investire per modificare
l’orientamento produttivo in modo da rispondere alle nuove
esigenze della società. Le misure strutturali disponibili
al livello locale, regionale, nazionale ed europeo
contribuiscono relativamente poco a sostenere i giovani
agricoltori che devono far fronte a mutui di notevole entità.
E’ molto importante sviluppare un sistema per
l’ottenimento di crediti destinato ai giovani e che possa
favorire nuovi insediamenti e aggiustamenti nei primi anni
che seguono l’insediamento. Un valido modello è stato
sviluppato in alcuni Stati Membri che hanno convertito il
cofinanziamento Comunitario per l’insediamento in aiuto a
tassi agevolati per i giovani agricoltori, dove i giovani
agricoltori interessati a rilevare un’azienda devono
provare di possedere i requisiti necessari, di poter fornire
una parte del capitale e di presentare un bilancio e un
piano di sviluppo aziendale pluriannuale.
Per
aumentare l’efficacia del premio all’insediamento dei
giovani agricoltori e favorire al contempo un più rapido
adeguamento strutturale delle aziende agricole condotte da
giovani, l’insediamento del giovane agricoltore dovrebbe
essere subordinato alla presentazione di un piano integrato
di investimenti. Il premio all’insediamento garantirebbe
l’avvio delle procedure di insediamento e il sostegno agli
investimenti stimolerebbe la nascita o l’adeguamento di
aziende con buone prospettive di redditività. Inoltre, sul piano della programmazione, sarebbe auspicabile prevedere un
pacchetto integrato di interventi a favore dei giovani
agricoltori che, a seconda delle differenti esigenze degli
Stati membri, potrebbe garantire l’utilizzo congiunto di
differenti strumenti per favorire non solo l’avvio ma la
sopravvivenza nel tempo dell’azienda (ad esempio, accanto
alle agevolazioni per gli investimenti, la formazione di
base e il tutoraggio allo sviluppo dell’idea progettuale) Questo modello dovrebbe essere obbligatorio a livello europeo, in quanto
promuoverebbe lo spirito imprenditoriale dei giovani
agricoltori. Punto 4 –Una politica a favore dei
giovani agricoltori europei L’inserimento nel settore agricolo viene ulteriormente ostacolato dalla
scarsa assistenza e dalle poche informazioni fornite, dalle
relative procedure amministrative alquanto complicate, e
delle misure della PAC che è spesso difficile da
comprendere ed applicare. In alcuni Stati Membri sono state
istituite delle agenzie con il compito di informare i
giovani interessati ad un futuro nell’agricoltura,
guidarli nel primo anno di attività e aiutarli a superare i
vari ostacoli amministrativi. Bisognerà però sviluppare
maggiormente questo concetto, in collaborazione con le
organizzazioni di giovani agricoltori in vista di un
approccio integrato all’idea
della riforma della PAC che prevede di introdurre il
“servizio di assistenza alle aziende” (farm advisory
system) e considerarlo come uno degli obiettivi principali
dello sviluppo rurale. Il fattore umano rappresenta un punto fondamentale per assicurare il
successo, in agricoltura ma anche in altri settori. Se
l’Europa prende sul serio lo sviluppo del concetto di
multifunzionalità, e quello di “migliori pratiche
agricole” la formazione dovrebbe focalizzarsi sullo
sviluppare nei giovani agricoltori le seguenti
qualificazioni: responsabilità, creatività, flessibilità,
comunicazione ed esperienza di marketing. Agenda 2000 non
garantisce agli agricoltori la flessibilità necessaria per
sviluppare tali competenze L’accordo finale della riforma
della PAC dovrà pertanto considerare chiaramente il fattore
umano nel quadro di formazioni in gestione economica così
come nei tirocini pratici dando più spazio per migliorare
le capacità del singolo agricoltore. Uno sforzo specifico
dovrebbe essere fatto per fornire assistenza ai giovani
agricoltori per progettare e applicare nuove soluzioni aziendali in agricoltura e nelle
corrispondenti attività rurali. Una vasta gamma di attività
corrisponde alle attuali richieste che il consumatore e la
società rivolgono agli agricoltori. Queste attività
comprendono: attività agrituristiche, nuovi modi di
valorizzare prodotti nuovi e tradizionali,
artigianato, cure mediche e attività sportive,
insegnamento, difesa della cultura etc.. Per tutte queste
attività dovrebbe essere allestito un insieme di misure di
assistenza e servizi (pubblici e privati). Il
potenziale e le capacità umane devono essere riconosciute
orientando la nostra politica a favore dell’insediamento
delle nuove generazioni. Senza le nuove generazioni sono a
rischio le economie rurali e i paesaggi, la cultura, la
tradizione e la vita sociale nelle aree rurali. Inoltre se l’età media degli
agricoltori resterà elevata, sarà
impossibile in Europa il rilancio della professione agricola
attraverso le sue funzioni multifunzionali. Al fine di
garantire e diffondere la fruizione dei servizi alle imprese
sia in fase di insediamento sia di consolidamento
dell’attività è opportuno prevedere aiuti per la
realizzazione di progetti specifici gestiti dalle
associazioni di giovani agricoltori. Punto
5 – maggiore conoscenza dell’agricoltura e del ruolo dei
giovani agricoltori nella società rurale La
società ha perso il contatto con il settore agricolo e di
conseguenza con le naturali condizioni nell’ambito delle
quali si ottiene la produzione agricola. Per molti non è più
ovvio che la produzione alimentare è stagionale e dipende
dal clima, dalla fertilità del terreno, dalla disponibilità
di acqua oppure dai cicli della vita animale. Gli ultimi
episodi di cattive condizioni climatiche hanno dimostrato
quanto sia stretto il legame tra gli alimenti che consumiamo
e l’andamento climatico. Inoltre è risultato evidente il
ruolo dell’agricoltura nel prevenire
disastri naturali. E’ anche tempo per i giovani
agricoltori (e
le loro organizzazioni) di rilanciare le funzioni sociali
della professione agricola. Si rende necessaria pertanto la
realizzazione di un’immediata campagna europea per
incrementare la presa di coscienza delle condizioni naturali
dell’agricoltura e promuovere l’origine europea dei
prodotti. Questa campagna deve prendere in considerazione
gli strumenti pedagogici di Tellus sull’agricoltura
europea, recentemente messi a punto dal Consiglio Europeo
dei Giovani Agricoltori (CEJA), per le scuole elementari
europee. Punto 6 – Attirare i giovani nelle
zone rurali I
giovani nelle aree rurali hanno bisogno di servizi e di
qualità della vita corrispondente a quella delle aree
urbane. (L'impegno per il ringiovanimento in agricoltura va
strettamente collegato all'impegno per il ringiovanimento
anche nell'agroalimentare e negli altri settori nelle aree
rurali. Bisogna dunque
incentivare una politica di sviluppo rurale europea
cominciando con l’integrare tutte le politiche di
sviluppo rurale, politiche strutturali, Leader, Sapard,
Interreg, PAC affinché si determini una politica organica a
favore dei giovani agricoltori. Nell’ambito di questa politica è fondamentale prevedere un tasso di
cofinanziamento pubblico più elevato per i giovani.
Attualmente gli aiuti previsti dal Feoga variano in
relazione all’ubicazione aziendale con intensità di
finanziamento maggiori per le aziende localizzate in aree
svantaggiate. Si potrebbe prevedere un’intensità
più alta del finanziamento pubblico (ad esempio il 10%) per
tutti i giovani agricoltori al di sotto dei 40 anni di età,
in modo da facilitare non solo l’insediamento di nuovi
imprenditori ma anche favorire in modo più deciso la
realizzazione degli investimenti a livello aziendale. Per
risolvere tale problema, è auspicabile l’aumento della
percentuale di risorse finanziarie da destinare
all’acquisto della
terra Inoltre è necessario fornire infrastrutture come
uffici pubblici, trasporti pubblici, strade, scuole,
ospedali ecc. nelle zone rurali e bisogna garantire che
godano delle stesse condizioni delle zone
urbane per quanto riguarda i prezzi per esempio
dell’elettricità, delle telecomunicazioni e dei servizi. Punto 7 –
Sviluppo di strumenti per seguire le nuove tendenze in
agricoltura Il fatto che sempre meno giovani scelgano un futuro nell’agricoltura e che
i giovani che si insediano lo facciano solo nei settori
economicamente sostenibili contribuisce ad aumentare il
rischio che alcuni settori possano scomparire e con essi il
patrimonio naturale e la biodiversità che li riguarda. Per
poter seguire le possibilità di successo in ciascun settore
è necessario sviluppare un rapido, moderno sistema
statistico in grado di monitorare numericamente le persone
che iniziano l’attività e quelle che, al contrario,
abbandonano l’attività per ogni settore. Molto importante
è anche conoscere
le ragioni che determinano l’abbandono dell’attività,
con particolare attenzione alla produzione del Mediterraneo.
La carenza di informazioni statistiche affidabili e di
ricerche corrispondenti sulla condizione dei giovani in
agricoltura è particolarmente significativa
in alcuni paesi candidati. E dunque necessario fare
in modo che questo sistema statistico venga esteso anche a
quei paesi che presto diventeranno membri dell’UE. E inoltre indispensabile effettuare una valutazione dell’efficienza delle
attuali politiche
regionali nazionali ed europee a favore dei giovani
agricoltori. Conclusioni In seguito alla decisione assunta durante il Consiglio dei Ministri Agricoli
del 4 aprile 2002, l’Italia ospiterà il giorno 29 marzo
una Conferenza Europea sul Futuro dei Giovani Agricoltori
Europei per “definire le nuove strategie, per promuovere
l’insediamento, consolidare e sviluppare l’agricoltura
individuando le nuove generazioni quali protagoniste del
cambiamento”. Noi, partecipanti alla Riunione Preparatoria della Conferenza sul Futuro dei
Giovani Agricoltori, tenutasi a Roma il 24-25 gennaio 2003,
sollecitiamo i Ministri europei dell’Agricoltura tramite
il Ministro italiano dell’Agricoltura e la Commissione
Europea affinché prendano in considerazione le proposte
sopra elencate. |