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“Multifunzionalità: Alibi o Necessità?”

 

Il termine "multifunzionalità" fa riferimento alle numerose funzioni che l'agricoltura svolge: la produzione di alimenti e fibre, la sicurezza alimentare, la biodiversità, la salvaguardia dell'ambiente, il sostegno all'occupazione, il mantenimento di attività economiche nelle zone a basso insediamento, lo sviluppo rurale.

In misura sempre maggiore l’agricoltura multifunzionale è diventata una necessità della società che richiede protezione dell’ambiente, equilibrio nello sviluppo territoriale, occupazione, salvaguardia del territorio, ecc.

Per le imprese agricole, soprattutto giovani, la multifunzionalità non costituisce né un alibi né una necessità, ma un’opportunità da cogliere.

La multifunzionalità dell’agricoltura determina nella società una maggiore consapevolezza del ruolo che il settore primario svolge nella tutela e nello sviluppo delle aree rurali. Inoltre, un’agricoltura multifunzionale, contribuisce a legare la politica agricola al territorio ed alle dinamiche territoriali e sociali. Per questo rappresenta la base di un’alleanza tra gli agricoltori e le popolazioni rurali, tra gli agricoltori e la società nel suo complesso.

I giovani imprenditori, sensibili a cogliere tutte le innovazioni che scaturiscono da un nuovo modello di agricoltura, ritengono fondamentale l’attuazione di strumenti operativi finalizzati a sviluppare un’agricoltura multifunzionale: piani di sviluppo locale, contratti territoriali.

 

Multifunzionalità - 2

L’agricoltura multifunzionale è la risposta a queste nuove aspettative della società: ad essa corrispondono imprese che, contemporaneamente, contribuiscono alla produzione alimentare ma anche alla protezione ed alla riproduzione delle risorse naturali, all’occupazione e ad uno sviluppo equilibrato del territorio. E’ una visione dell’agricoltura per la quale la tutela ambientale, l’identificazione dei prodotti, il benessere animale non sono considerati vincoli ma potenziali vantaggi economici per le imprese. Allo Stato, nelle sue articolazioni territoriali, è chiesto un intervento finanziario per gli impegni assunti dall’agricoltore nell’interesse della collettività.

La multifunzionalità costituisce un’affermazione di principio che si ritrova nei documenti dell’Unione europea, da Agenda 2000 al Trattato (articoli 158 e 174) e nazionali, la legge di orientamento e la piattaforma programmatica per gli interventi in agricoltura sottoscritta tra il Governo e le organizzazioni agricole. A tali affermazioni di principio non hanno, tuttavia, fatto seguito, finora, conseguenti atti concreti.

La valorizzazione di un’agricoltura multifunzionale dovrebbe avere come presupposto un maggiore bilanciamento ed integrazione tra obiettivi di efficienza economica, di sostenibilità ambientale e di sviluppo rurale.

La politica agricola comunitaria deve tener conto di una visione multifunzionale in considerazione delle vocazioni del territorio.

1.1   - La multifunzionalità è concettualmente diversa dalla pluriattività

1.2   Nel merito:

  • La multifunzionalità si basa su una progettualità destinata, nel medesimo tempo,  sia alla produzione di alimenti ed alla creazione di ricchezza,  sia alla protezione ed alla gestione delle risorse naturali, alla tutela del paesaggio, alla conservazione della biodiversità, al riequilibrio territoriale, all’occupazione.
  • La pluriattività deriva da processi di riorganizzazione di attività aziendale in base ai quali le aziende rivolgono verso l’esterno fattori e funzioni produttive  e diversificano le fonti di reddito .

1.3 - La politica agricola dovrà legarsi al carattere multifunzionale dell’agricoltura

Nella dimensione di agricoltura multifunzionale, alcuni beni e servizi prodotti non corrispondono ad un interesse diffuso ma ad una domanda individuale e, quindi, possono essere agevolmente remunerati dal mercato. E’ il caso, per esempio, delle produzioni, delle produzioni di qualità certificata,  delle produzioni tipiche e a denominazione di origine, dell’offerta agrituristica.

Alcuni beni e servizi corrispondono invece ad una domanda collettiva. Essi, quindi, non possono essere integralmente remunerati  dal mercato e richiedono, pertanto, un intervento finanziario diretto delle Istituzioni europee, nazionali e locali, in ragione del beneficio che la collettività, nel suo complesso, riceve. Rientrano in questa categoria le azioni di tutela ambientale, della biodiversità, di difesa del territorio, la conservazione unita alla riscoperta ed alla valorizzazione delle tradizioni oltre alle azioni di educazione ambientale.

Alle nuove aspettative e sensibilità della società si risponde non mediante nuovi vincoli ma offrendo opportunità: il rapporto tra lo Stato, nelle sue articolazioni, ed i giovani agricoltori che s’impegnano ad innovare i loro sistemi di produzione può essere organizzato su base contrattuale, tale da saper convogliare nuove risorse finanziarie.

Le conseguenze operative di tale scelta sono: tutti gli agricoltori sono chiamati a rispettare standard ambientali definiti dalla legge. Oltre questo livello si collocano i comportamenti volontariamente adottati che producono benefici per la collettività in termini ambientali e paesaggistici e per i quali è ragionevole ipotizzare un riconoscimento in termini finanziari da parte dello Stato e delle sue articolazioni (es. diminuzione volontaria degli UBA)

I servizi ambientali resi, i benefici per la collettività e l’erogazione dei conseguenti pagamenti devono essere, il più possibile, individuabili e misurabili.   

1.5- L’agricoltura multifunzionale diventa protagonista delle strategie di sviluppo rurale.

Il Piano di Sviluppo Locale, in quanto strategia di programmazione è lo strumento più idoneo per affrontare tutti gli aspetti evidenziati, integrando anche nuove risorse finanziarie con quelle disponibili ai diversi livelli (UE, Stato, Regioni) e coordinando le azioni di tutti gli operatori economici che agiscono sul territorio. Così concepito, il piano rappresenterebbe la concreta applicazione del principio di sussidiarietà.

Le Istituzioni devono innovarsi per rispondere alle nuove esigenze progettuali e finanziarie del Piano di Sviluppo Locale, velocizzando la capacità di spesa.

Fattori di successo del Piano di Sviluppo Locale sono: formazione professionale, efficacia della ricerca che sempre deve collegarsi ai bisogni dell’agricoltura ed a cui deve trasferire i risultati, oltre all’ innovazione tecnologica.

1.6 - Il contratto territoriale è lo strumento con il quale lo Stato e le sue articolazioni, riconosce il ruolo multifunzionale dell’agricoltura.

Riconosce, cioè la funzione positiva dell’attività agricola rispetto all’ambiente ed allo sviluppo rurale, riconosce e remunera il carattere multifunzionale dell’impresa agricola.

Ciascun contratto dovrebbe contenere indicazioni sui seguenti punti principali: le azioni che il giovane imprenditore si impegna a compiere in un determinato periodo; il contributo pubblico in termini di servizi e di erogazioni monetarie; le sanzioni da applicare in caso di mancato rispetto del contratto.

Il contratto territoriale persegue obiettivi sia economici ed occupazionali aziendali, sia di sviluppo dello spazio rurale.

Rientrano nel primo segmento le azioni riguardanti: la produzione agricola, l’integrazione nelle filiere di qualità (tracciabilità, sistemi di qualità, agricoltura biologica ecc.), la produzione di materiali a destinazione energetica, la creazione di nuove strutture di produzione, gli investimenti, la valorizzazione del prodotto, lo sviluppo del turismo rurale, il mantenimento e la creazione di occupazione qualificata ecc.

Rientrano nel secondo segmento: la lotta contro l’erosione, la difesa delle falde idriche, la conservazione della biodiversità, ecc.

I giovani imprenditori, disponibili a cogliere le opportunità che la multifunzionalità dell’agricoltura offre ed a creare le condizioni affinché questa si sviluppi, ritengono necessaria una armonizzazione della legislazione fiscale.

Le prossime scadenze e l’ampio dibattito in corso sull’Europa, sulla politica agricola comune,  sul ruolo dell’agricoltura nell’economia e nella società, sottolineano  come proprio i giovani agricoltori possano costituire non un problema da gestire, ma la prima risorsa e il punto di forza con cui costruire un futuro che dia spazio, opportunità e prospettive anche alle nuove leve del settore agricolo europeo.

 


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