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Incontro delegazione italiana Ceja

 

Martedì 19 novembre p.v. alle ore 10.30 presso la sede CIA si terrà l’incontro della delegazione italiana Ceja in preparazione del Seminario Ceja  sul tema “Multifunzionalità: alibi o necessità” che si terrà a Roma dal 29 novembre al 1 dicembre p.v.

Alla riunione, in rappresentanza dell’Agia parteciperanno: Gianluca Cristoni, Rossana Zambelli, Roberto Scalacci, Elena Coati, Guido Rapetti ed Alberto Mancini, i quali, porteranno all’attenzione della riunione il documento sulla multifunzionalità discusso durante il seminario svolto a Roma il 9 e 10 novembre scorso, che di seguito si riporta:

 

Documento sulla Multifunzionalità

Il termine "multifunzionalità" fa riferimento alle numerose funzioni che l'agricoltura svolge: la produzione di alimenti e fibre, la sicurezza alimentare, la salvaguardia dell'ambiente, il sostegno all'occupazione, il mantenimento di attività economiche nelle zone a basso insediamento, lo sviluppo rurale. In altre parole, oltre alla produzione di alimenti e materie prime, l'attività agricola dà luogo ad un insieme di funzioni secondarie.

L’agricoltura multifunzionale determina nella società una maggiore consapevolezza del ruolo che il settore primario svolge nella tutela e nello sviluppo delle aree rurali.

I giovani imprenditori, sensibili a cogliere tutte le innovazioni che scaturiscono da un nuovo modello di agricoltura, ritengono fondamentale l’attuazione di strumenti operativi finalizzati a sviluppare un’agricoltura multifunzionale: piani di sviluppo locale, contratti territoriali.

L'UE ed altri paesi europei mettono innanzi tutto l'accento sul ruolo cruciale dello sviluppo rurale come difesa delle aree svantaggiate e a rischio di spopolamento, grazie soprattutto alla possibilità di diversificare i redditi e creare alternative di occupazione, al di fuori dell'attività agricola in senso stretto.

 

1 - L’agricoltura multifunzionale

Le aziende agricole sono chiamate a nuove responsabilità di fronte alla società: alla domanda di alimenti si aggiungono nuove aspettative, l’occupazione, la tipicità, la protezione dell’ambiente, un equilibrato sviluppo territoriale.

 

L’agricoltura multifunzionale è la risposta a queste nuove aspettative della società: ad essa corrispondono imprese che, contemporaneamente, contribuiscono alla produzione alimentare ma anche alla protezione ed alla riproduzione delle risorse naturali, all’occupazione e ad uno sviluppo equilibrato del territorio. E’ una visione dell’agricoltura per la quale la tutela ambientale, l’identificazione dei prodotti, il benessere animale non sono considerati vincoli ma potenziali vantaggi economici per le imprese. Allo Stato è chiesto un intervento finanziario come contropartita degli impegni assunti dall’agricoltore nell’interesse della collettività.

La multifunzionalità costituisce un’affermazione di principio che si ritrova nei documenti dell’Unione europea, da Agenda 2000 al Trattato (articoli 158 e 174) e nazionali, la legge di orientamento e la piattaforma programmatica per gli interventi in agricoltura sottoscritta tra il Governo e le organizzazioni agricole. A tali affermazioni di principio non hanno, tuttavia, fatto seguito, finora, conseguenti atti concreti.

La valorizzazione di un’agricoltura multifunzionale dovrebbe avere come presupposto un maggiore bilanciamento ed integrazione tra obiettivi di efficienza economica, di sostenibilità ambientale e di sviluppo rurale. Ciò, sul piano operativo, dovrebbe tradursi in: un sostanziale abbandono della logica di accompagnamento che ha finora ispirato le misure agro ambientali della PAC; un approccio territoriale delle politiche di intervento, tenuto conto che tale approccio è più funzionale al perseguimento di obiettivi di tutela ambientale e di sviluppo locale.

La valorizzazione della multifunzionalità dell’agricoltura presuppone, pertanto, un’innovazione sia nei sistemi di produzione e nell’organizzazione aziendale sia nelle politiche agricole. 

 

1.1   - La multifunzionalità è concettualmente diversa dalla pluriattività e dall’agricoltura eco-compatibile

 Nel merito:

  • La multifunzionalità si basa su un progetto con il quale l’agricoltore s’impegna a svolgere un’attività agricola destinata, nel medesimo tempo,  sia alla produzione di alimenti ed alla creazione di ricchezza,  sia alla protezione ed alla gestione delle risorse naturali, alla tutela del paesaggio, alla conservazione della biodiversità, al riequilibrio territoriale all’occupazione. Essa presuppone un’innovazione  dell’organizzazione dell’impresa e delle tecniche produttive dalle quali deriva un incremento di valore aggiunto. La multifunzionalità si accompagna a processi riorganizzativi secondo i quali l’azienda fa propri,  sempre più, funzioni e processi un tempo non consentiti e delegati a soggetti terzi
  • La pluriattività deriva anch’essa da processi di riorganizzazione aziendale in base ai quali le aziende rivolgono verso l’esteRno fattori e funzioni produttive (contoterzismo) e diversificano le fonti di reddito (part-time).  Essa consente lo svolgimento di attività (agricole od extra agricole) esterne all’azienda, che prescindono dalla riorganizzazione dei processi produttivi.
  • l’agricoltura ambientale esplica, fondamentalmente, attività a sostegno e manutenzione dell’ambiente naturale. La multifunzionalità  interessa attività che traggono linfa vitale proprio da un ambiente ben ordinato e ben tutelato, riuscendo a riappropriarsi, attraverso il mercato, dei benefici economici derivanti dai servizi che fornisce. Essa può, quindi, considerarsi, in parte, un indotto delle attività di tutela ambientale, e non tanto un effetto esterno da esser generato. L’agricoltura attraverso la multifunzionalità soddisfa le nuove aspettative della società al fine di trovare nuove fonti di remunerazione commerciale e soprattutto una legittimazione degli aiuti pubblici che essa riceve.  Inoltre, un’agricoltura multifunzionale, contribuisce a legare la politica agricola al territorio ed alle dinamiche territoriali e sociali. Per questo rappresenta la base di un’alleanza tra gli agricoltori e le popolazioni rurali, tra gli agricoltori e la società nel suo complesso.

 

1.3 - La politica agricola dovrà legarsi al carattere multifunzionale dell’agricoltura

Nella dimensione di agricoltura multifunzionale, alcuni beni e servizi prodotti non corrispondono ad un interesse diffuso ma ad una domanda individuale e, quindi, possono essere agevolmente remunerati dal mercato. E’ il caso, per esempio, delle produzioni di qualità certificata,  delle produzioni tipiche e a denominazione di origine, dell’offerta agrituristica.

Alcuni beni e servizi corrispondono invece ad una domanda collettiva. Essi, quindi, non possono essere integralmente remunerati  dal mercato e richiedono, pertanto, un intervento finanziario diretto dello Stato in ragione del beneficio che la collettività, nel suo complesso, riceve. Rientrano in questa categoria le azioni di tutela ambientale, della biodiversità, di difesa del territorio, la conservazione unita alla riscoperta ed alla valorizzazione delle tradizioni oltre alle azioni di educazione ambientale.

Alle nuove aspettative e sensibilità della società si risponde non mediante nuovi vincoli ma offrendo opportunità: il rapporto tra lo Stato ed i giovani agricoltori, che s’impegnano ad innovare i loro sistemi di produzione, deve essere organizzato su base contrattuale.

Le conseguenze operative di tale scelta dovrebbero essere: tutti i giovani agricoltori sono chiamati a rispettare obbligatoriamente alcuni standard ambientali definiti dalla legge. A tale livello di base corrisponderebbe il riconoscimento dei diritti dei cittadini ad avere acqua ed aria pulita, un ambiente ed alimenti sani ecc. Oltre questo livello si collocano i comportamenti volontariamente adottati che producono benefici per la collettività in termini ambientali e paesaggistici e per i quali è ragionevole ipotizzare un riconoscimento in termini finanziari da parte dello Stato (es. diminuzione volontaria degli UBA)

I servizi ambientali resi, i benefici per la collettività e l’erogazione dei conseguenti pagamenti dovrebbero essere, il più possibile, individuabili e misurabili.  

 

1.5 - Il contratto territoriale è lo strumento con il quale lo Stato riconosce il ruolo multifunzionale dell’agricoltura.

Riconosce, cioè la funzione positiva dell’attività agricola rispetto all’ambiente ed allo sviluppo rurale, riconosce e remunera le azioni riguardanti la gestione del paesaggio, la conservazione della biodiversità, e degli habitat naturali, l’offerta di servizi agrituristici ricreativi, le scuole in fattoria. ecc.

Ciascun contratto dovrebbe contenere indicazioni sui seguenti punti principali: le azioni che il giovane imprenditore si impegna a compiere in un determinato periodo; il contributo pubblico in termini di servizi e di erogazioni monetarie; le sanzioni da applicare in caso di mancato rispetto del contratto.

Il contratto territoriale persegue obiettivi sia economici ed occupazionali aziendali, sia di sviluppo dello spazio rurale.

Rientrano nel primo segmento le azioni riguardanti: l’integrazione nelle filiere di qualità (tracciabilità, sistemi di qualità, agricoltura biologica ecc.), la produzione di materiali a destinazione energetica, la creazione di nuove strutture di produzione, gli investimenti, la valorizzazione del prodotto (vendite diretta), lo sviluppo del turismo rurale, il mantenimento e la creazione di occupazione qualificata.

Rientrano nel secondo segmento: la lotta contro l’erosione, la difesa delle falde idriche, la conservazione della biodiversità.

1.6 - L’agricoltura multifunzionale diventa protagonista delle strategie di sviluppo rurale.

Il Piano di Sviluppo Locale dovrebbe essere lo strumento più idoneo per affrontare tutti gli aspetti evidenziati, integrando tutte le risorse finanziarie disponibili ai diversi livelli (UE, Stato, Regioni) e coordinando le azioni di tutti gli operatori economici che agiscono sul territorio. Così concepito, il piano rappresenterebbe la concreta applicazione del principio di sussidiarietà.

Le Istituzioni devono innovarsi per rispondere alle nuove esigenze progettuali e finanziarie del Piano di Sviluppo Locale, velocizzando la capacità di spesa.

Fattori di successo del Piano di Sviluppo Locale sono: formazione professionale, efficacia della ricerca che sempre deve collegarsi ai bisogni dell’agricoltura ed a cui deve trasferire i risultati, oltre all’ innovazione tecnologica.

Infine, la multifunzionalità, comporta, un ampliamento della nozione di attività di impresa e la conseguente modifica della legislazione fiscale, per renderla compatibile.

 

 


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