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Conseil
Européen des Jeunes Agriculteurs
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Bruxelles, 20 febbraio 2001
Prodotti di qualità e salute
dei consumatori
Documento di lavoro per il Seminario di Veria, Grecia
3-5 marzo 2001
Nel
1997 la Commissione Europea ha presentato uno studio effettuato da
un gruppo di 9 esperti in politiche agricole, con il quale il
gruppo ha proposto di trasformare la Politica Agricola Comune (PAC)
in ‘Politica Agricola e Rurale Comune per l’Europa’ (CARPE).
Il
dibattito sul futuro della PAC è stato accelerato
dall’imminente allargamento, dai negoziati dell’OMC ed
in modo particolare dalle preoccupazioni dello scorso anno in
materia alimentare. Questo
documento di lavoro vuole offrire ai partecipanti le conoscenze di
base sulle ultime proposte riguardanti lo sviluppo della PAC per
una migliore integrazione delle misure richieste dai contribuenti
e/o dai consumatori.
1.
Lo
sviluppo della PAC nei prossimi anni
Laurent
Van Depoele, docente presso l’Università Cattolica di Leuven,
Belgio ed ex direttore delle misure per lo Sviluppo Rurale presso
la Commissione Europea DGAGRI, nel 2000 ha previsto uno sviluppo
come indicato di seguito:
‘Per
l’agenda 2007, si prevede che […] la normativa sullo sviluppo
rurale sarà diretta ad incoraggiare gli agricoltori ad
introdurre, proseguire o migliorare pratiche agricole compatibili
con la protezione dell’ambiente, la biodiversità, le risorse
naturali, la diversità genetica e del suolo ed il mantenimento
del paesaggio e dello sviluppo sostenibile delle aree rurali per
combattere l’effetto serra ed assorbire il biossido di carbonio.
Il punto di vista del consumatore assumerà un’importanza sempre più
rilevante. Questo
implica, per esempio, che le politiche agricole e rurali saranno
rivolte a rispondere alla crescente domanda della società nei
confronti dei servizi ambientali. Gli
agricoltori si organizzeranno per servire la società nel suo
complesso migliorando le pratiche agricole compatibilmente con i
desideri della società stessa. La
produzione di beni pubblici si baserà probabilmente su contratti,
ed in modo molto simile alla produzione di beni ambientali
nell’attuale sistema.
Le misure offrono somme
agli agricoltori che, volontariamente, forniscono servizi per
supportare gli ideali definiti dal concetto di Modello Europeo di
Agricoltura. Le
somme come da contratto saranno offerte solamente per le misure
che andranno oltre l’applicazione di pratiche agricole adeguate,
il che significa che l’agricoltore deve già rispettare i
requisiti ambientali minimi.
Infine,
potremmo chiederci se la PAC rimarrà una Politica Comunitaria
comune. La crescente domanda nei confronti
della regionalizzazione, della sussidiarietà, dei beni pubblici,
la diversità delle necessità e la diversità nelle condizioni
agricole, imposte dall’allargamento dell’UE, e la pressione
delle negoziazioni dell’OMC potrebbero rendere più difficile
l’esistenza di una politica comune per tutti gli stati
dell’UE’.
2.
Promozione
del Modello Alimentare Europeo:
Diversità, Qualità e Sicurezza
Nel
corso della riunione informale del Consiglio svoltasi a Biarritz
(settembre 2000), la presidenza francese ha presentato un
documento sul Modello Alimentare Europeo.
L’Europa
è ricca di diversità, dato che ogni stato membro possiede
prodotti tradizionali e locali propri. I
consumatori europei richiedono tale diversità di prodotti. Per
conservare i prodotti locali esistenti e per permettere lo
sviluppo di nuovi, è necessario sviluppare strumenti per
identificare le origini dei prodotti, incoraggiare lo sviluppo di
prodotti diversificati, assicurare l’aumento della sicurezza
senza danneggiare la diversità, e promuovere la tradizione
culinaria europea.
Le
normative sulle indicazioni geografiche dei prodotti agricoli, sui
prodotti biologici e sui certificali di carattere speciale
adottati nei primi anni Novanta hanno reso possibile il lancio di
un’iniziativa comunitaria rivolta a distinguere i prodotti sulla
base dell’origine, del metodo di produzione o delle loro
caratteristiche particolari[i].
Oltre
all’identificazione di prodotti specifici secondo le loro qualità,
sarebbe auspicabile un’iniziativa più sistematica che coinvolga
l’etichettatura riguardante l’origine, come per il manzo ed il
vitello.
Per
proteggere la diversità delle tradizioni culinarie europee,
sarebbe necessario identificare misure per promuovere prodotti con
qualità particolari che permettano la distinzione dai prodotti
standard, e che offrano priorità alla competitività basata sulla
qualità piuttosto che sulla produttività.
Una
condizione per il successo è che questi strumenti che combinano
le tradizioni regionali e la libera movimentazione degli alimenti
vengano tradotti in obbiettivi durante le negoziazioni dell’OMC
e che diventino parte integrante di enti internazionali
competenti, come il Codex Alimentarius e l’Ufficio
Internazionale di Epizootica (OIE)
Nuove
normative igieniche comunitarie dovrebbero introdurre ruoli che
tengano presente la natura specifica dei mercati, della vendita a
livello locale o dei prodotti tradizionali.
L’agricoltore
è il primo garante di prodotti agricoli di qualità migliorata. Dovrebbero
essere concessi fondi agli agricoltori per il processo di
conversione dei loro prodotti in prodotti di qualità elevata. Ciò reindirizzerà la produzione verso prodotti più adatti ai requisiti
del mercato e ai gusti e ai desideri dei consumatori.
Gli
agricoltori dovrebbero solamente migliorare i metodi di produzione
nel seguente modo:
·
Precauzione – I
fornitori di prodotti alimentari devono essere aperti ai progressi
ma devono tenere in considerazione il principio della precauzione
e la protezione dei consumatori nel momento di prendere le loro
decisioni.
·
Trasparenza – I
fornitori di prodotti alimentari devono garantire la trasparenza
attraverso l’etichettatura dell’intero processo di produzione
alimentare (dalla stalla alla tavola)
·
Democrazia –
Dovrebbe essere incoraggiato un dibattito pubblico sugli OGM
·
Armonizzazione
– I fornitori di prodotti alimentari dell’Unione Europea
dovrebbero attenersi tutti alle stesse normative e procedure.
3.
Il Modello
Europeo di Agricoltura e l’OMC
Il
14 dicembre 2000 la Commissione Europea ha inviato
all’Organizzazione Mondiale per il Commercio il ‘documento
generale di trattativa UE’ (D/AG/W/90).
Questo documento
sottolinea quanto segue:
‘La
Comunità Europea ritiene che per raggiungere gli obiettivi [della
società], è fondamentale richiedere un forte supporto pubblico,
ottenibile solamente tramite la risoluzione di altri problemi, in
particolare il ruolo multifunzionale dell’agricoltura che
concerne la protezione dell’ambiente e la vitalità sostenibile
delle comunità rurali, la sicurezza alimentare ed altri problemi
attinenti al consumatore quali ad esempio il benessere degli
animali. […] Gli aiuti diretti possono
contribuire a raggiungere alcuni degli obiettivi
dell’agricoltura multifunzionale, cioè la protezione
dell’ambiente, il contributo alla vitalità sostenibile delle
aree rurali e l’attenuazione della povertà.
‘L’accesso
migliorato al mercato richiede [..] opportunità di competitività
eque per quei prodotti la cui qualità e reputazione sono
collegate all’origine geografica e al know-how
tradizionale.[…] La Comunità Europea propone
l’implementazione di normative appropriate (a) per garantire una
protezione efficace contro l’appropriazione illecita dei nomi
dei prodotti agricoli e alimentari in generale; (b) per proteggere
il diritto all’utilizzo delle indicazioni geografiche o dei nomi
di origine; e (c) per garantire la protezione del consumatore e
l’equa competitività attraverso la regolamentazione
dell’etichettatura’.
4.
Una Politica
Agricola Comune più verde
In
queste ultime settimane, durante la riunione dei ministri per
l’agricoltura, il ministro per l’agricoltura svedese che
attualmente detiene la presidenza UE ha spinto per un approccio
‘verde’ alla riforma della PAC. Durante
la riunione del consiglio il ministro ha informato i suoi colleghi
di voler assicurare per i prossimi anni revisioni
all’integrazione ambientale.
Le
implicazioni pratiche di questa ‘iniziativa verde’ sono al
momento sconosciute, ma sembrano essere in linea con la
conclusione della Corte dei Revisori europea indicata nel rapporto
speciale (rapporto 14/2000) che l’anno scorso ha valutato le
conseguenze ambientali della riforma Mac Sharry del 1992.
In riferimento ad un
rapporto sulle condizioni ambientali nelle aree rurali preparato
dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, la Corte dei Revisori
europea ha concluso che:
‘Problemi
di rilievo concernenti l’inquinamento da nitrati persistono in
molte regioni europee a causa dell’incapacità degli stati
membri di implementare in modo adeguato la Direttiva comunitaria
sui Nitrati’ .
‘Le
misure agro-ambientali hanno avuto un impatto ambientale benefico,
in modo particolare nel fornire incentivi agli agricoltori al fine
di mantenere le proprie prassi agricole estensive e nell’evitare
l’abbandono delle terre coltivate o la loro conversione in
coltivazioni intensive. Ma
le misure agro-ambientali hanno avuto un effetto minimo sulla
conversione delle pratiche intensive in coltivazioni estensive.
L’introduzione
delle misure agro-ambientali e di imboschimento ha aggravato i
problemi pre-esistenti di coordinamento tra i numerosi programmi
comunitari con conseguenze negative sull’ambiente rurale. Le
normative ambientali dovrebbero essere ulteriormente sviluppate e
rese obbligatorie in tutta l’Unione Europea.
Le
autorità ambientali a livello europeo e nazionale dovrebbero
essere attivamente coinvolte nell’identificazione di pratiche
agricole dannose e di zone vulnerabili, e nello sviluppo di una
politica generale al fine di combattere queste minacce. Per
esempio, gli aiuti per i terreni coltivabili dovrebbero essere
concessi solo in base al rispetto degli agricoltori verso le leggi
europee e locali sulla protezione ambientale, quali la legge sul
controllo dei pesticidi e la Direttiva sui Nitrati.
Gli aiuti per il
bestiame dovrebbero essere concessi in base alla richiesta, da
parte degli allevatori, di limiti reali di densità e secondo le
leggi locali ed europee di tipo veterinario, riguardanti il
benessere degli animali e la protezione ambientale’.
Oltre
a sottolineare la necessità di una PAC più verde, la cui
implementazione pratica sarà discussa durante il summit di
Gothenborg nel mese di giugno di quest’anno, il ministro svedese
spera di includere gli aspetti etici dell’allevamento e del
benessere degli animali quale parte integrante della produzione
agricola e alimentare. Il
ministro intende includere questo dibattito in un dibattito
pubblico che sarà tenuto dal consiglio per l’agricoltura nel
mese di maggio durante una conferenza a Stoccolma.
5.
La nuova Politica
Comune sull’Agricoltura e sulla Sicurezza dei Consumatori
Il
7 febbraio 2001 il gruppo Verdi/Alleanza Libera Europea (EFA) del
Parlamento Europeo ha pubblicato la sua proposta che prevede ‘10
punti per la riforma della PAC’. La proposta del gruppo è denominata ‘la nuova Politica Comune per
l’Agricoltura e la Sicurezza dei Consumatori’ ed è rivolta ad
estendere il principio della precauzione e la protezione del
consumatore alla produzione agricola, incoraggiando la
competitività basata sulla qualità anziché sulla quantità. Di
seguito riportiamo in breve i 10 punti:
1)
Introduzione del principio della precauzione nella produzione
agricola
La
responsabilità per l’implementazione del principio della
precauzione nella produzione alimentare deve essere presa sia dai
produttori che dai consumatori.
Gli
agricoltori dovrebbero dipendere in misura minore
dall’intervento sul mercato per stato e concentrarsi
maggiormente sui mercati regionali di qualità elevata, mentre i
consumatori dovrebbero essere incoraggiati a considerare fattori
quali il luogo di origine, il benessere degli animali, il metodo
di produzione, ecc.
2)
Utilizzo dei fondi pubblici all’interno di uno schema di criteri
sociali, ambientali e di qualità alimentare
La
nuova politica deve attenersi alle leggi esistenti per la
protezione del consumatore, la protezione ambientale e la
sicurezza animale.
Ottime
pratiche agricole devono essere chiaramente definite in tutta
l’Unione Europea, adattate al soddisfacimento dei diversi
requisiti regionali.
I
contributi per il miglioramento della qualità, per la protezione
ambientale e per le cifre sull’occupazione devono essere
quantificabili, come suggerito in origine dall’Agenda 2000 della
Commissione.
Coloro
che beneficeranno degli stanziamenti pubblici devono dimostrare la
modalità di spesa dei fondi secondo un nuovo sistema di
auto-regolamentazione.
3)
Politica sui Prezzi Agricoli e sulla Concorrenza – incoraggiare
la competitività basata sulla qualità
La
nuova politica deve creare un insieme di condizioni per
incoraggiare la competitività al fine di promuovere la qualità
riducendo gli interventi sul mercato, e deve trasformarsi in una
politica strutturale in grado di:
a)
promuovere la produzione di prodotti alimentari sani fornendo
assistenza nella riorganizzazione e nella commercializzazione; b)
diminuire la concentrazione ed il potere di mercato
dell’industria alimentare e c) dare priorità alle vie di
fornitura brevi e ai mercati regionali attraverso l’utilizzo
dell’etichettatura per garantire la qualità e il luogo di
origine.
4)
Possibilità politiche attuali:
misure
orizzontali, sviluppo rurale e ambientalismo
La
nuova politica dovrebbe utilizzare la nuova politica strutturale
per le aree rurali per una qualificazione e differenziazione dei
sussidi al fine di creare mercati di qualità.
5)
L’allargamento e la crisi della BSE offrono la possibilità di
rivalutare l’Agenda 2000 e la distribuzione dei fondi
La
nuova politica dovrebbe trasferire i mezzi finanziari dalla
gestione del disavanzo alla politica strutturale rurale,
includendo la promozione di prodotti di qualità e la loro
etichettatura.
6)
Miglioramento della qualità alimentare nell’agricoltura
convenzionale e promozione dell’agricoltura organica
La
nuova politica dovrebbe basarsi su tre elementi: la
trasparenza
della composizione e
dell’origine dei mangimi e dei prodotti alimentari, la loro rintracciabilità, e l’affidabilità
del prodotto.
7)
Utilizzo dei terreni in regime di set aside per promuovere la
rotazione delle colture e ridurre il deficit proteico
dell’Unione Europea
La
nuova politica dovrebbe promuovere la rotazione delle colture,
l’autosufficienza, il valore aggiunto ed assicurare la riduzione
del deficit proteico.
8)
Relazioni commerciali internazionali e l’OMC
L’Europa
deve rivalutare la sua politica ed estenderla a livello globale
considerando il carattere multifunzionale dell’agricoltura,
tenendo presente:
-
l’aumento delle misure ambientali agricole,
-
la necessità di introdurre programmi di deintensificazione,
-
la necessità di conservare e di utilizzare la diversità
biologica e la varietà di piante ed animali utili,
-
l’organizzazione dell’allevamento per alcune specie,
-
la necessità di conservare l’acqua e di ridurre i pesticidi,
-
l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili,
-
la necessità di forza lavoro nelle aree rurali ai fini della
diversificazione.
9)
La partecipazione del Parlamento Europeo nelle decisioni riguardo
alla PAC è essenziale
Il
processo decisionale dovrebbe essere esteso per rendere la
politica agricola più giustificata da un punto di vista
democratico.
10)
Ricerca, formazione e addestramento
La
ricerca e la formazione richiedono quindi nuovi obbiettivi per
assicurare che il settore agricolo possa far fronte alle mutevoli
richieste della società.
La
grande varietà di servizi richiesti dalla società, che vanno
dalla produzione di qualità al turismo rurale e alla
conservazione della natura, deve riflettersi nella ricerca e nella
formazione.
È
necessario inoltre affrontare il problema della mancanza di
dialogo e di contatti tra le comunità rurali e urbane. Dovrebbero
essere incoraggiate migliori comunicazioni, l’aumento della
consapevolezza ed una migliore comprensione.
6.
Dibattito
Il
CEJA ritiene che l’accordo raggiunto a Berlino debba essere
mantenuto, ma in futuro è necessario prendere attivamente parte
al dibattito sugli obbiettivi generali della politica agricola.
Il
gruppo Verdi/Alleanza Libera Europea del Parlamento Europeo ha
organizzato una riunione per discutere il ‘piano a 10 punti’
per il 10 marzo 2001. Il CEJA prenderà parte a questa riunione.
L’idea
di questo dibattito è di avviare uno scambio costruttivo di idee
su come la società nel suo complesso possa reagire nel migliore
dei modi all’attuale crisi della sicurezza alimentare, e di
definire quale nuova direzione sia necessaria alla Politica
Agricola Comune per rispondere alle domande di consumatori,
agricoltori, gruppi animalisti e organizzazioni per la salute
pubblica e ambientale.
Dobbiamo
avere un ruolo attivo in questo dibattito e dobbiamo utilizzare il
seminario che si terrà in Grecia per produrre nuove idee che
dimostrino che noi, i giovani agricoltori ed il futuro
dell’agricoltura europea, siamo aperti al dibattito e siamo in
grado di contribuire con nuove proposte costruttive allo sviluppo
di una ‘nuova PAC’ in grado di soddisfare le richieste dei
consumatori ed allo stesso tempo di combattere la tendenza di
invecchiamento dell’agricoltura europea.
[i]
Definizione
europea di prodotto protetto
Denominazione
d’Origine Protetta (DOP):
significa il nome
della regione, di un luogo specifico o, in casi eccezionali,
di un paese, utilizzato per descrivere un prodotto agricolo o
un alimento
-
originario
di quella regione, luogo specifico o paese, o
-
la qualità o le caratteristiche del quale sono essenzialmente
o esclusivamente dovute ad un ambiente geografico particolare
con i suoi fattori naturali ed umani inerenti, e la
produzione, la lavorazione e la preparazione del quale ha
luogo nell’area geografica definita; (punto a, articolo 2,
normativa del Consiglio (EEC) 2081/92 del 14 luglio 1992).
Indicazione
Geografica Protetta (IGP):
significa il nome
di una regione, di un luogo specifico o, in casi eccezionali,
di un paese, utilizzato per descrivere un prodotto agricolo o
un alimento
-
originario
di quella regione, luogo specifico o paese, e
-
in possesso di qualità, reputazione o altre caratteristiche
specifiche attribuibili a quell’origine geografica e la
produzione e/o lavorazione e/o preparazione del quale ha luogo
nell’area geografica definita (punto b, articolo 2,
normativa del Consiglio di cui sopra).
Specialità
Tradizionale Garantita (STG): significa
la caratteristica o l’insieme di caratteristiche che
distinguono chiaramente un prodotto agricolo o un alimento da
altri prodotti o alimenti simili appartenenti alla stessa
categoria (articolo 2, regolamento del Consiglio (EEC) 2082/92
del 14 luglio 1992) […] ove i prodotti vengono prodotti
utilizzando materie prime tradizionali o sono caratterizzati
da una composizione tradizionale o da una modalità di
produzione e/o lavorazione che riflette un tipo tradizionale
di produzione e/o lavorazione (articolo 4 del regolamento di
cui sopra).
Questo seminario è stato co-finanziato dalle Comunità Europee.
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